martedì 30 novembre 2010

Cogito ergo sum


Vorrei inaugurare questo blog con un post che prende spunto dalle riflessioni filosofiche di uno dei più grandi pensatori europei del XVII secolo, pensatore, che con la sua celebre frase "cogito ergo sum", indicizza il mio blog sul web: Cartesio.
Secondo Cartesio la filosofia è strumento di miglioramento della vita dell'uomo ed attraverso questa è possibile giungere alla verità.
La verità, cos'è la "verità"? Quello che pensiamo, che vediamo o che immaginiamo?
Molto spesso la "verità" viene ricondotta a quello che è la "realtà tangibile", cioè quello che con i nostri sensi possiamo vedere e sentire. Secondo Cartesio la verità si spalanca dinanzi a noi quando ci serviamo del nostro intuito e quindi della nostra mente. Il primo passo è quello di sottoporre l'idea all'esercizio del dubbio (Dubium sapientiae initium / Il dubbio è l'origine della saggezza).Dubitando la nostra mente incomincia ad analizzare la questione non subendola passivamente ma sottoponendola ad un intuito/ragionamento che scaturisce appunto dal sorgere del dubbio.
Secondo Cartesio nemmeno scienze "certe" come la matematica, possono sottrarsi a questo scetticismo. Questo "qualcosa" che inganna l'uomo e fa si che i nostri sensi falliscano, lui lo chiama "genio maligno". L'uomo però per essere ingannato deve esistere e cosa prova l'esistenza dell'uomo?Il pensare, il dubitare, il rifletterci su.Cartesio giunge a questa certezza perché, pur provando a dubitare di tutti i suoi pensieri, si accorge che il dubitare di pensare è ancora un pensare...
                                                             "Il pensatore" di Rodin

Credo che la ricerca della verità,per l'uomo che pensa, rappresenti l'eldorado della propria esistenza.
Oggi giorno si pensa poco, vuoi per mancanza di tempo, vuoi perchè il pensare riporta alla mente molteplici problematiche e per un "overflow" di pensieri si decide di tagliare il problema alla radice imponendo al nostro cervello un perpetuo stand-by. La mente umana però non è una macchina con un pulsante di on/off, lo è solo per comodità visto che il fiume impetuoso della vita lo si preferisce attraversare seguendo la corrente e non l'inverso.
La stragrande maggioranza dei 6 miliardi di noi che camminano e respirano su questa terra seguono la corrente, intraprendono le strade più semplici ed evitano le salite preferendo le discese.
Come scrisse il drammaturgo Arcibald Mc Clish, vincitore di un premio Pulitzer "L'unica cosa che fa di un uomo un uomo è la sua mente, tutto il resto lo si può trovare in un maiale come in un cavallo."
Se prendiamo la nostra mente, le imponiamo di disattivarsi e seguiamo la corrente non faremo altro che perdere la nostra peculiaretà che ci contraddistingue dal resto dell'intero creato. Stiamo coscientemente imponendo a noi stessi di non esistere, abbagliati dall'illusione che la prova della nostra esistenza sia nel diventare qualcuno e quindi diventare memoria storica per molti o per quei pochi che ci hanno conosciuti. Mi domando e domando quindi, ha importanza l'oggi o il domani? A me interessa esistere oggi e finirò di esistere quando sarà cessata la mia esistenza ovvero quando sarò morta e sarà solo in quel momento che cesserò di pensare. Decido di pensare pensando,con consapevolezza,  e di vivere ed esistere in un mondo che non lascia spazio alla libertà di essere, ma solo alle mere e temporanee illusioni che isolano il nostro essere dalla chiave di volta della nostra esistenza, la nostra mente.
Non meravigliamoci se basta sempre così poco per farci barcollare e ancora meno per farci crollare, un uomo che non pensa e non riflette sulla propria esistenza è un uomo che in realtà non è mai esistito, per qualcuno forse si avrà parlato mangiato e respirato su questa terra ma non sarà mai stato protagonista dell'immenso libro della vita, e come tutte le comparse, la sua fugace pseudo-esistenza si perderà come polvere nel vento.